io devo
C’era nel fotografarmi un disagio, una vergogna. La vanità era un male in famiglia. Siamo stati educati a smorzare, a non credersi niente più che poco. Nostra madre si vestiva molto bene, ricordo dei vestiti di Pucci, di Roberta di Camerino, i gioielli, che, diceva, vestiva per dovere, per nostro padre, per noi; si lamentava della fatica che questo le costava. Tutto era sacrificio in casa. Il piacere era volgare, l’abbandono stigmatizzato. Per godere di qualcosa ci si doveva nascondere, nostra madre in giardino, nostro padre in barca, noi in bagno -nascondevamo i Topolini nel corpo cavo del bidé. Godere sarebbe stato fare torto agli altri, umiliarli. Pensavano, i nostri genitori, che tutto fosse in fondo vano e che l’unica scappatoia al senso spaventoso della vanità delle cose e dell’esistenza stesse nel dovere, verso gli ideali politici, etici, verso i dipendenti, verso i colleghi, verso i pazienti, verso la famiglia, verso i figli. Tutto può essere sacrificato al compimento del proprio dovere, perché la logica dice che, essendo la vita vana, il prezzo non può che essere basso, non c’è perdita che valga dolore. Ciascuno in base al suo talento, che, dono di Dio e del caso, va coltivato, affinato e non disperso, affiché si possa compiere il proprio dovere secondo il massimo delle proprie capacità, e sfuggire, per un attimo, al senso di vanità dell’esistenza. Compiacersi del proprio aspetto, indulgere su di sè, evocava quella transitorietà intollerabile che la vita afferma ogni giorno, minando la propria resistenza alla morte. Io, e tutt’ora, mi fotografavo per cercare di capire.















Ciao,
bello, dà ansia…. aiuta a capire.
Partecipando a questo vostro mondo un po’ per caso un po’ per volontà.
ciao a te,
strano mondo, ma anche sai, che ci sono tanti genitori quanti figli
- anche che per fortuna si fa letteratura
A proposito di doni e di talenti coltivati, che scrittura rarefatta e preziosa. Un vero piacere per chi legge. Conquistarsi uno spazio di piacere puro, e suo, godere della sua vanità, dev’essere stato più difficile per Federico.
grazie dei complimenti
grazie grazie
e federico sì, vorrei costruirlo come personaggio che fatica, e capisce mentre porta alla luce le cose, poche, che ricorda. Vorrei che di lui sapesse più chi legge di chi scrive.
Il brano mi è piaciuto molto, tuttavia mi piacerebbe ancora di più che si desse più spazio ai lettori, a quei “chiunque” (che spesso “chiunque” o “qualunque” non sono mai) anche se non a tutti. Con dovuti filtri, certamente. Spero che in Italia ci siano rimasti almeno questi spazietti…se no il chiunque non troverà altro da fare che emigrare per non impazzire, in questa Italietta che diventa sempre più stretta, dove si gioca un affannoso gioco delle sedie e dove i migliori non vincono quasi mai. Ormai l’aria è diventata irrespirabile, in questa calca dove si pestano persone e cadaveri..mi viene in mente La Pelle di Malaparte, la scena del crollo della grotta. Qui in Italia le cause dell’infezione sono molteplici, oltre al denaro: in primis l’alterigia e la vanità di una generazione che ha avuto tutto (anche se ha fatto anch’essa del dovere il suo intoccabile, irrinunciabile dio) possedeva primo fra tutti un futuro dinanzi a sè dalle dimensioni del cielo (vi pare poco?), e che nutriva speranze per noi fuori dal mondo, (casa, diritti basilari, lavoro) e che non ha neanche fatto la guerra!
Una piccola parte ha vissuto gli anni della contestazione (anche se a livello egemonico la copertura era più ampia, fortunatamente) ..poi si è adagiata sul riflusso ed anche chi contestatore non lo era mai stato o chi usciva dalla porta di servizio della Facoltà prima che arrivassero le cariche, si è adagiato, sarebbe meglio dire “arenato” su una comoda battigia. Ed è ancora lì, a godersi le maree. Vista dall’alto sembrerebbe una balena bianca, un beffardo Moby Dick che soffia acqua a zampilli dal suo liscio glabro testone e beve Martini, va al Millionare (lì il buon gusto non sanno nemmeno dove sta di casa, sono degli accattoni coi milioni ecco cosa sono). Poi si chupano fighette di ragazzine, lanciando così obliqui messaggi estetici che anche le donne più forti (Emma Bonino e Gabanelli a parte) subiscono senza elaborare o contestare.Per quanto riguarda i nostri pochi sparuti (ma egemonici) della mansarda che per tutti gli anni settanta è diventata una landa desolata, il deserto dei tartari dei senza fica, I loro meriti sono stati: aver seguito qualche lezione di Umberto Eco oppure essersi laureato con lui. Per i fighetti come mio padre, invece, assistente a 21 anni, professire a 28 e le Ferragamo come mia madre: vinto il concorso per la magistratura a 22 anni (ascoltando a tutto volume “Matilda”), c’era è vero l’argomento dovere con il quale ci hanno rimpinzato a tavola a mezzogiorno e cena instillandoci un senso di colpa tremendo quando “non facevamo niente” o “ciondolavamo” ed un’aspettativa accademica, universitaria, etc..letteralmente impossibile. Io soffrivo di disturbi della concentrazione e quando videro che a quattro anni non riuscivo ad imparare La Pigrizia andò al Mercato, mi abbandonarono al mio destino.
Poi ci sono molti altri esempi. Gli operai, quelli “vogliono il figlio dottore” e tutta la massa di quela classe media che ha coronato il loro sogno con aggeggi di cucina più bellli e migliori, automobili, vacanze più lunghe. Per la prima volta la classe media va in Sardegna oppure a sciare. Che cosa è successo? Dovrebbe spiegarmelo un sociologo od un economista. Poi anche questi vogliono i figli dottori. E all’Università, ma sì facciamo entrare tutti, belli o brutti e mettiamo le domande Vero o Falso. Yuppie!! L’università non è mai stata così facile. Non c’è da stupirsi poi se c’è un collo di bottiglia che avrebbe dovuto esserci all’ingresso (come a Medicina). Comunque, vecchio o nuovo swing, il refrain rimane lo stesso. Si sgomita e ci si fa lo sgambetto, non si lascia agli altri il benchè minimo spazio. Non ho mai trovato tanta ingratitudine, mancanza di solidarietà, di libertà, di scioltezza, della possibilità di essere “veri” , di poter parlare della propria sessualità (non a tutti, s’intende) come qua in Italia. Poi sta emergendo un’intera classe di arraffoni, nuovi ricchi non-si-sa-come-mai (ai tempi dei miei genitori si studiava, ed in quello dei miei nonni si stra-studiava, come imparare L’Odissea a memoria, naturalmente in greco). Anch’io ho vissuto un’infanzia austera priva di piaceri. La differenza è che i miei erano ricchi. Immancabile tata sadica che avrei impiccato sul cesso. Genitori eterei, talmente assenti nella sfera emotiva che spesso non mi ricordavo i loro volti. Per finire la mia “avvelenata”: mi sono iscritta ad un corso si scrittura creativa a livello post-universitario con Jeremy Shipps come professore. Il signor Shipp ha scritto (è pur vero assieme ad altri) la sceneggiatura di Dracula di Bram Stoker più altre sceneggiature per il cinema ed ottimi libri un pò fuori dagli schemi. Io ho preso una sfilza di sei però lui mi ha incoraggiato lo stesso perchè gli errori erano tutti di grammatica (non quella che si studia nelle università di qui, si tratta della struttura del discorso) e avevo fatto qualche errore di battitura, morale della favola ad ogni racconto che gli presentavo i suoi commenti erano: powerful imagery ( e non lo diceva a tutti tanto per dire). Mi hai proprio colpito, idee eccellenti, alcuni passaggi sono flawless, li avrei potuto scrivere io. Se vai avanti cos’ finirai per pubblicare (In inglese? Ma vi rendete conto). Intanto nella nostra bella Italietta è ormai un decennio che i laureati in lingua non sanno parlare l’inglese, anche dopo brevi soggiorni. Io ho “soggiornato” in un quartiere white thrash negli anni ’80, un contenitore immondo di ex-veterani del Vietnam senza gambe, ex-hippie che erano stati a Woodstock che si ammazzavano di canne, vicino di casa cocainome, marito alcolista e violento ex-marine.forse cos’ l’inglese glielo avrebbero inculcato a forza i fatti della vita…ce ne sarebbe da scriverci un libro, magari, ironia della sorte, in inglese! Fra non molto vi darò l’inidirizzo del mio Tumblr dove pubblicherò le storie brevi in inglese del Corso di Scrittura. (Spero che a Jeremy non dispiaccia).